Ironia della sorte.

- Ditemi che è uno scherzo.-

Durante i suoi trent’anni di servizio, il commissario C. era riuscito ad accumulare una certa quantità di collera che faceva di lui una bomba ad orologeria. 

Alzò lo sguardo dalle scartoffie sulla sua scrivania e ci squadrò da capo a piedi: Paulo ed io. Di nuovo.

R., l’agente mingherlino sfruttato da tutti i suoi colleghi per farsi portare il caffè, soprannominato Teddy a causa del suo temperamento aggressivo e feroce quanto quello di un orsacchiotto di peluche, mi porse gentilmente la giacca della sua divisa.

- Violazione di proprietà privata.- sibilò il commissario, il suo tipico sguardo inceneritore puntato su di noi.- Trovatemi una scusa valida per tutto questo.-

Calò un breve silenzio, durante il quale Paulo ed io pensammo al motivo che ci aveva spinto a scavalcare il cancello di una maestosa villa con piscina: la piscina? Era quella la ragione, ma forse a C. non sarebbe piaciuta.

- Come sta tua madre, Ted?- chiesi all’agente, tanto per smorzare la tensione.

Teddy arrossì violentemente, rispondendo che sua madre stava bene, anche se i suoi valori del colesterolo…

C. lanciò una penna sulla scrivania, per sfogare la propria rabbia su un essere inanimato.

- Senti, stronzetta:- gridò, interrompendo bruscamente la nostra amabile conversazione.- hai un sorriso troppo arrogante per i miei gusti. So chi sei e non mi piaci e credo che la cosa sia reciproca. Quindi che ne dici se cerchi di non farti più vedere qui?-

- Ditemi che è uno scherzo.-

Nonostante siano passati anni, la conversazione si prospetta molto simile alla precedente. 

Mi squadra da capo a piedi, gli occhi strabuzzati: suo figlio ed io. Non è possibile.

Qualcuno lassù di certo non manca d’ironia: il figlio del mio acerrimo nemico ed io ci stiamo frequentando. Ma da qui ad arrivare a farmi trovare da C. nella sua vasca da bagno, immersa nella schiuma, a giocare con una paperella di gomma…Beh, dovrò fargli i complimenti, nemmeno io sarei arrivata a pianificare una cosa così diabolica.

- Ti prego, Nicola. Dimmi che è uno scherzo.- squittisce C., aggrappandosi alla poltrona del salotto nella speranza di non svenire.- Dimmi che non la conosci, che è entrata in casa con la forza e che ti ha costretto a fare cose che non volevi fare!-

- No, papà.- risponde Nicola.- Lei è la mia ragazza.-

Il volto di C. diventa improvvisamente viola. Si accascia sulla poltrona, gli occhi fuori dalle orbite.

Stringo attorno a me l’asciugamano e sorrido, un sorriso troppo arrogante per i sui gusti.

- Chi non muore si rivede. Come va l’ulcera?- gli chiedo, porgendogli la mano.

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