La discussione, a un certo punto, arriva su questo. Quasi sempre.
A un certo punto qualcuno ti dice: «Ma di’ la verità, tu saresti contento se tuo figlio fosse gay?». E lo dice con l’aria di quello che ha tirato fuori l’arma-fine-di-mondo, l’argomentazione a…
(via cloudjammer)
La pecora.
E’ un pomeriggio come tanti, la radio accesa, lo sbuffare del ferro da stiro e la birra tiepida che ogni tanto Mauro mi porge.
“Siamo a casa!” la voce di Fabio.
Lascio il ferro da stiro, pronta a stritolare in un abbraccio soffocante la mia bellissimissima nipote appena tornata da scuola, ma lei non sembra gradire e, con sguardo artico e braccia conserte, sfreccia nell’angolo più remoto e buio della cucina.
“Che è successo?” chiedo a Fabio, preoccupata. “Spero che tu le abbia permesso di accettare una caramella da uno sconosciuto! Guarda che è per questo che io sono diventata così. Mi avete traumatizzata. Non riesco più a fidarmi di nessuno.”
“Farà la matrigna di Cenerentola nella prossima recita” mi spiega, alzando le spalle con fare rassegnato. Fa un cenno di capo a Mauro nel vano tentativo di comunicargli la richiesta di un sorso di birra.
Si dà il caso che la mia famiglia sia nota da secoli per la sua sfortuna nell’assegnamento dei ruoli nelle recite. Scorrendo il massiccio e dolorosamente imbarazzante album di famiglia potete trovare me a sette anni travestita da orchessa, mio fratello Fabio a otto da vitello, mio fratello Mauro a dieci da albero e così via, fino ad arrivare al mio bisnonno.
“Non preoccuparti, puzzola.” le dico, trascinandola fuori dal suo antro buio.”Ci sono ruoli ben peggiori di questo”.
“Giusto!” esclama Mauro.”Nel presepe della scuola elementare tua zia Katie era una pecora.”
Oh.Dio. La pecora no. Com’è che i fratelli avvertono come proprio dovere quello di non dimenticare mai un tuo momento imbarazzante per ricordarlo alla folla con il solo scopo di farti rimpiangere di non essere figlia unica?
“Non era questo che intendevo. Lasciamo perdere questa storia, okay?” ringhio.
Mia nipote esce incerta dal suo antro e si avvicina a mio fratello, ansiosa di farsi convincere della mia inferiorità recitativa.
“Stava là, in ginocchio, con il suo vestitino batuffoloso, e a un certo punto ha dovuto anche belare.” le racconta.”Ma sai quale è la cosa peggiore? Gli altri bambini che dovevano fare le pecore per la vergogna rimasero a casa fingendosi malati. E lei, che aveva davvero la febbre a quaranta, ci chiese a tutti i costi di portarla a fare la recita. Vedi, piccolo opossum,” le dice, accarezzandole dolcemente i capelli. “di una cosa puoi stare certa: che, nonostante gli orribili ruoli che una orribile maestra potrà affibbiarti, tu non sarai mai così idiota da farteli piacere. Ora va’ a giocare, che zia Katie deve picchiarmi per sfogare un po’ la sua frustrazione.”
Stanotte forse hai pianto, quasi rassegnata
Me sa che a sta’ da sola nun sei abituata…
Annamo allora, daje, a fa’ ‘na passeggiata!
Te porto giù ar baretto e famo colazione
Te offro un caffèlatte e pure ‘n cornettone
E vedo se riesco a capi’ ‘a motivazione
Pe’ cui te sei svejata co’ sta depressione.
C’hai l’occhi tutti bui, pieni de dorcezza
Te stringo ‘n po’ la mano, io, pe’ sicurezza
Lo sai che ce sto sempre, questa è ‘na certezza
Me dici che stai male, “Matte’… sto ‘na pezza!”
Sei persa, innamorata, de uno, de ‘n pischello
Che c’ha parecchi vizi e bazzica er Tufello
È ‘n tipo ‘n po’ stronzetto, ha fatto ‘n ber macello
“Sfogate co’ me… pe’ te io so’ ‘n fratello!”
De botto abbassi l’occhi e poi te metti a piagne
“Lo sai che fa l’impicci? Non sai quante magagne…
Sta sempre ‘nsieme a ‘n gruppo de zoccole e de cagne”
Do’ sta l’amore che scavarcava le montagne?
Penso, dentro me, ‘sta cosa e me sto zitto
Sopra ar viso tuo, pallido e più afflitto
Vedo, c’è quarcosa… quarcosa ce sta scritto:
“’Sta botta, so’ sicura, l’amore m’ha sconfitto”
Lo so, piccola mia, che vor di’ quanno fa male
Ma lasciame fa’ a me, vado da quer tale
Lo corco e lo spedisco de botto ‘n ospedale.
Adesso basta piagne, pe’ me tu sei speciale.
Inutile poi ditte, parole troppo astratte
Lo sai mejo de me: è perso chi ‘n combatte
Me resta solo questo: strignete e abbracciatte
Come de mattina… er caffè fa co’ ‘l suo latte! — Er Bestia
Che poi …
Il bello della vita è che ci sarà sempre un posto che non hai visto, anche nella tua città. Una prospettiva che ti mancava, un’inquadratura che non avevi contemplato, un passaggio che hai sempre saltato.
La vita è negli interstizi, negli spazi tra una storia e l’altra.
Rientrata in campo.
Dopo mesi e mesi virtualmente in panchina….Eccomi qua!, giunta a una conclusione: nel mondo reale non ho i polmoni adatti per giocare una partita decente, figuriamoci per fare il goal decisivo.
Così, dato che là fuori non faccio che annaspare, ho deciso di ritornare, finito il primo tempo, a rintanarmi qui su Tumblr, in attesa che cominci il secondo.
In questi mesi sono successe tante cose, ma così tante che non ne ricordo nessuna.
Diciamo che, passando dal calcio al rugby, sono stata placcata parecchie volte e così facendo ho mangiato un bel po’ di terra. Ma,lo ammetto, anche io ho dato.
Mi siete mancati.
See, I’m not the only fucked up one.
cazzo, le ho tutte…
Cartoni diseducativi.

